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La scomparsa di Valerio Zanone. Addio all'ultimo grande Liberale.
Data: 07/01/2016 | Categoria: Press | Pubblicato da:
    




 

"Con sincero dispiacere abbiamo appreso la notizia della scomparsa di una grande persona Valerio Zanone. Oggi, questa dolorosa notizia non ci faccia sentire più soli, ma ci aiuti a ricordarne l'esempio e a proseguire e a perseverare negli ideali che ci accomunano. Il nostro pensiero si unisce a quello di Andrea, Walter e Renato di cui riportiamo il saluto." Alleanza Liberaldemocratica per l'Italia
 

 

 

Addio all’ultimo grande Liberale.

 

Valerio Zanone non è più. Dopo un anno di lunga malattia è morto stamane nella sua casa romana.

Zanone era l’ultimo grande Liberale italiano. Ed è stato liberale per la sua concezione della vita, della cultura e della politica. Un politico di professione, si sarebbe detto oggi. Ma non un professionista della politica.

Un Uomo – con la maiuscola, un mensch – severo con se stesso, rigoroso, colto, autoironico.

Abbiamo avuto il privilegio, in epoche diverse, di essergli vicini, e gli siamo stati vicini sino all’ultimo. Gli dobbiamo quello che siamo oggi, figli di una educazione severa.

I liberali italiani gli devono molto.

Prese in mano il glorioso Partito Liberale Italiano, quello di Giolitti, figura a lui carissima, di Croce ed Einaudi e di Malagodi, evitandone l’estinzione nel 1976.

E diede nuova linfa al partito ed alla sue idee. Ma non dimenticò che il liberalismo non è confinato ad un partito. Uno dei suoi primi atti fu quello di slegare la Fondazione Einaudi dal ruolo di Fondazione di partito, per darle respiro politico e lottò sino in fondo per garantirne sempre la sua indipendenza ed autorevolezza, anche negli ultimi mesi, quando la sua battaglia era contro un male maggiore di qualsiasi malignità umana.

Tentò di evitare la fine del Partito Liberale durante la temperie di tangentopoli, mettendo in gioco la sua onestà, che era onestà intellettuale e personale.

Con la fine della Prima Repubblica non finì il suo impegno politico. Per coerenza rifiutò le comode sirene e tentò di contaminare col suo liberalismo l’Ulivo prima e la neonata Margherita, nelle liste della quale venne eletto al Senato nel 2006.

Nel suo ultimo intervento in Senato, il 26 febbraio 2008, sulle missioni militari italiane all'estero, dichiarò

"Se mi è permessa una parola di congedo, voglio dire soltanto che sulle questioni internazionali, come su quelle interne, ho procurato, nel Gruppo dei Democratici, di non discostarmi mai dalla tradizione liberale, cui appartengo, e dalle idee liberali, che mi appartengono."

 

Fu felice qualche anno dopo, di veder eletto nella sua Torino uno dei suoi figli politici più cari, Alberto Musy, e soffrì come un padre nel vederlo morire ingiustamente.

Ci lascia, ma non ci abbondona il suo alto esempio. Esempio che parte dalla capacità di riconoscere i propri errori, e dalla consapevolezza che la battaglia per quell’idea liberale cui aveva consacrato la sua esistenza non può esser abbandonata, nonostante le alterne fortune del liberalismo italiano.

Andrea Bitetto, Valter Grossi e Renato Lupoli

 




    
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