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Europa 2016: le 4 libertà fondamentali a rischio? Salerno, 29 aprile 2016
Data: 26/04/2016 | Categoria: Press | Pubblicato da:

Una stima del Fondo monetario internazionale quando venne istituito Schengen calcolava che l’effetto positivo sull’interscambio sarebbe stato di 1-3 punti percentuali di PIL per i paesi partecipanti: ai numeri di oggi ciò equivale a circa 30-90 miliardi di euro di maggiori scambi annui grazie alla libera circolazione di merci e servizi.

Oggi stiamo assistendo a una serie di crisi epocali verso le quali la Ue ha dimostrato una totale incapacità di reazione ed il docufilm “The Great European disaster movie” offre interessanti spunti circa il quadro drammatico che viviamo.

Ne pariamo venerdì 29 Aprile alle 18.30 c/o sede Spaziodonna a Salerno con Federico Cartelli, Fabio Scacciavillani (in collegamento), Eva Giovannini, i giovani federalisti europei Flavia Palazzi e Sarah Meraviglia, Stefania de Martino e Antonluca Cuoco.


Sono quattro le libertà fondamentali, simbolo dell’integrazione comunitaria:


— la libera circolazione delle merci che prevede la soppressione delle barriere doganali e il conseguente libero trasporto delle merci tra gli Stati membri;


— la libera circolazione delle persone che ha abolito tutte le formalità doganali tra gli Stati membri a carico dei cittadini comunitari in transito e ha dato la possibilità ai lavoratori, sia essi subordinati che autonomi, di svolgere un’attività lavorativa sul territorio di qualunque Stato membro (v. Libera circolazione dei lavoratori);
— la libera prestazione dei servizi che si riferisce alla possibilità di fornire prestazioni retribuite in uno Stato membro diverso da quello di stabilimento;


— la libera circolazione dei capitali in virtù della quale si è avuta la completa liberalizzazione valutaria e l’integrazione nel settore dei servizi finanziari.


La mobilità dei lavoratori conviene a tutti: per chi si sposta e per le aziende.
E’ la ricerca dei paesi dove il merito vale più della raccomandazione. Stiamo mettendo a rischio tutto ciò?


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Beni comuni oltre i luoghi comuni. A Salerno il 4 marzo
Data: 23/02/2016 | Categoria: Press | Pubblicato da:

L’ideologia dei beni comuni è entrata ormai nel linguaggio accademico, politico e culturale. Intorno ad essa sono nati e cresciuti movimenti, associazioni, iniziative che si propongono di diffonderla tra la società civile e di mettere in atto pratiche ad essa ispirate, vedendovi la premessa per lo svilupparsi di rapporti sociali basati sulla condivisione, sulla solidarietà e su forme partecipate di democrazia.


Ma cosa sono i beni comuni? E in cosa si distinguono dagli altri modi di gestire i beni? Cos’ha di diverso e cosa implica una forma di solidarietà basata sul benicomunismo, rispetto alle altre forme di coordinamento sociale?

Venerdì 4 Marzo alle 18.00 ne parliamo a Salerno presso l’Arco Catalano in via dei Mercanti 67, con Carlo Lottieri (Istituto Bruno Leoni) e Luigi Caramiello (Università Federico II di Napoli) introdotti e moderati da Antonluca Cuoco.

L’ideologia dei beni comuni, accompagnata alle confuse e variegate iniziative nate intorno ad essa, si rivela come il tentativo di dare una veste seducentemente nuova a idee vecchie e a modelli assai poco originali di intervento pubblico.
L’analisi critica si estende a una serie di casi concreti di grande attualità come quelli del cibo, dell’acqua, del suolo, della città, dell’ambiente, delle conoscenze, dei beni culturali e delle comunicazioni.
 


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La scomparsa di Valerio Zanone. Addio all'ultimo grande Liberale.
Data: 07/01/2016 | Categoria: Press | Pubblicato da:

 

"Con sincero dispiacere abbiamo appreso la notizia della scomparsa di una grande persona Valerio Zanone. Oggi, questa dolorosa notizia non ci faccia sentire più soli, ma ci aiuti a ricordarne l'esempio e a proseguire e a perseverare negli ideali che ci accomunano. Il nostro pensiero si unisce a quello di Andrea, Walter e Renato di cui riportiamo il saluto." Alleanza Liberaldemocratica per l'Italia
 

 

 

Addio all’ultimo grande Liberale.

 

Valerio Zanone non è più. Dopo un anno di lunga malattia è morto stamane nella sua casa romana.

Zanone era l’ultimo grande Liberale italiano. Ed è stato liberale per la sua concezione della vita, della cultura e della politica. Un politico di professione, si sarebbe detto oggi. Ma non un professionista della politica.

Un Uomo – con la maiuscola, un mensch – severo con se stesso, rigoroso, colto, autoironico.

Abbiamo avuto il privilegio, in epoche diverse, di essergli vicini, e gli siamo stati vicini sino all’ultimo. Gli dobbiamo quello che siamo oggi, figli di una educazione severa.

I liberali italiani gli devono molto.

Prese in mano il glorioso Partito Liberale Italiano, quello di Giolitti, figura a lui carissima, di Croce ed Einaudi e di Malagodi, evitandone l’estinzione nel 1976.

E diede nuova linfa al partito ed alla sue idee. Ma non dimenticò che il liberalismo non è confinato ad un partito. Uno dei suoi primi atti fu quello di slegare la Fondazione Einaudi dal ruolo di Fondazione di partito, per darle respiro politico e lottò sino in fondo per garantirne sempre la sua indipendenza ed autorevolezza, anche negli ultimi mesi, quando la sua battaglia era contro un male maggiore di qualsiasi malignità umana.

Tentò di evitare la fine del Partito Liberale durante la temperie di tangentopoli, mettendo in gioco la sua onestà, che era onestà intellettuale e personale.

Con la fine della Prima Repubblica non finì il suo impegno politico. Per coerenza rifiutò le comode sirene e tentò di contaminare col suo liberalismo l’Ulivo prima e la neonata Margherita, nelle liste della quale venne eletto al Senato nel 2006.

Nel suo ultimo intervento in Senato, il 26 febbraio 2008, sulle missioni militari italiane all'estero, dichiarò

"Se mi è permessa una parola di congedo, voglio dire soltanto che sulle questioni internazionali, come su quelle interne, ho procurato, nel Gruppo dei Democratici, di non discostarmi mai dalla tradizione liberale, cui appartengo, e dalle idee liberali, che mi appartengono."

 

Fu felice qualche anno dopo, di veder eletto nella sua Torino uno dei suoi figli politici più cari, Alberto Musy, e soffrì come un padre nel vederlo morire ingiustamente.

Ci lascia, ma non ci abbondona il suo alto esempio. Esempio che parte dalla capacità di riconoscere i propri errori, e dalla consapevolezza che la battaglia per quell’idea liberale cui aveva consacrato la sua esistenza non può esser abbandonata, nonostante le alterne fortune del liberalismo italiano.

Andrea Bitetto, Valter Grossi e Renato Lupoli

 


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