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Uber nel Piemonte umbertino
Data: 02/07/2015 | Categoria: Press | Pubblicato da: Enrico Martial
    




Il Consiglio del Piemonte ha approvato una legge che pone il servizio di Uber fuori legge sul territorio regionale. Affiancata da un ancor più duro testo dei Fratelli d’Italia, la proposta è venuta da Forza Italia e da Gianluca Vignale, già esponente di Progett’Azione, poi emendata dal PD sulla parte delle sanzioni. Secondo i media subalpini la legge è passata su impulso della Giunta Chiamparino che ha quindi cavalcato la proposta di Vignale e la protesta dei tassisti. Non è transitata neppure dalla plenaria, è bastata la commissione trasporti in sede legislativa, con l’accordo dei capigruppo. Insomma, politicamente all’unanimità.

Renzi aveva provato Uber a New York un anno fa, e l’aveva trovato “straordinario”. D’altra parte il mondo va avanti, la sharing economy fa passi da gigante, e i conservatori resistono per qualche tempo. Il modesto e leggero slancio riformista del governo nazionale non sembra contagiare i territori, né in Liguria, né in Veneto, né in Piemonte, con un consiglio regionale sommerso dalle mozioni in difesa di questo o quell’interesse. Si sarebbe potuto affrontare la questione in modo diverso, tenendo conto delle prime proposte nazionali, della posizione dell'Autorità nazionale per la concorrenza e il mercato, delle questioni che si aprono sotto il profilo fiscale, o della sicurezza. Invece la legge piemontese è secca e anche un po' becera: la sharing economy vada a farsi friggere, punto e basta.

Eppure non dobbiamo sentirci soli. Immaginiamo il mondo tra dieci anni, con altre innovazioni e rapidi cambiamenti. Oppure immaginiamolo anche solo fra un anno, dopo le elezioni comunali di Torino e forse regionali, ancora tra instabilità e nuove applicazioni da inventare.




    
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